L'editing

Oggi vorrei parlare di un argomento particolarmente spinoso e che divide la comunità dei fotografi da sempre: l'editing fotografico. Per editing fotografico si intende tutta quella serie di processi che avvengono a modifica di uno scatto dopo che questo è stato effettuato, con qualsiasi modalità e intensità di modifica. Aggiustare leggermente l'esposizione di una fotografia è considerabile editing tanto quanto aggiungere da zero elementi all'immagine per darle un aspetto del tutto diverso dall'originale. Tuttavia tra questi due processi vi è un'evidente differenza di drasticità dell'operazione, tema centrale del dibattito sull'editing. Esistono infatti scuole di pensiero per cui elaborare l'immagine attraverso un qualsiasi processo di editing equivalga di fatto a falsificare uno scatto, anche in caso di aggiustamenti minimi. La tendenza maggioritaria negli ultimi anni è invece quella diametralmente opposta, ovvero il pensiero per cui l'editing sia addirittura la parte principale del flusso di lavoro di un fotografo, e che sia lecito qualunque livello di manipolazione dell'immagine.

Quando sei anni fa ho iniziato a fotografare in modo più ragionato di come avevo sempre fatto da bambina mi ascrivevo quasi del tutto alla prima categoria, al punto da essermi disinteressata all'acquisto di un software per la manipolazione delle immagini fino a poco tempo fa. Ritenevo che, poiché il mio scopo nel fare fotografia è sempre stato ritrarre ed esaltare la bellezza della natura, fosse del tutto inutile, se non ingiusto, apportare modifiche allo scatto dopo averlo realizzato. Tuttavia con l'esperienza mi sono resa conto che spesso gli scatti non rispecchiano affatto la nostra percezione visiva, specialmente quando si è alle prime armi, e che dei minimi aggiustamenti potevano aiutarmi a trasmettere in modo estremamente più efficace il mio messaggio. Mi sono quindi allontanata dalle correnti di pensiero più puriste con un gesto semplice e concreto: acquistando Affinity Photo, il software di post-produzione ed editing fotografico non ad abbonamento ma ad acquisto unico, perfetto per ogni tipo di utilizzo. Lo consiglio caldamente a chiunque, dai professionisti affermati a chi parte da zero, per via della sua intuitività che tuttavia non sacrifica la completezza delle funzioni. Per chiunque fosse interessato vi lascio in coda all'articolo il link del sito ufficiale di Affinity dove troverete tutte le informazioni necessarie.

A questo punto però resta da precisare quanto secondo me sia lecito spingersi oltre nella manipolazione dell'immagine. Premetto che mi rendo perfettamente conto dell'esistenza di generi fotografici o ambiti di lavoro che per loro stessa natura implicano un alto livello di modifiche successive allo scatto, primo fra tutti la grafica pubblicitaria, e che pertanto le mie considerazioni si riferiscono strettamente al mio ambito di competenza, ovvero la fotografia naturalistica. Inoltre ci tengo a sottolineare che non intendo giudicare chiunque abbia idee diverse da quelle presentate nell'articolo; sono la prima a pensare che ognuno dovrebbe essere libero di fare ciò che vuole dei propri scatti senza i vincoli del giudizio altrui o delle regole accademiche classiche, che hanno senso soprattutto per essere infrante ai fini dell'espressività. Quello che sto per esporre è semplicemente il mio parere di fotografa amatoriale più che aperta al dialogo, se dunque doveste pensarla diversamente da me vi invito a lasciare un commento in cui esprimete le vostre ragioni e sarò felice di aprire un dialogo costruttivo per tutti gli utenti! Per arrivare al dunque, ritengo che la natura quanto di più meraviglioso possa esistere e che non abbia bisogno di essere pesantemente modificata da noi umani, nella vita di tutti i giorni così come nelle fotografia. Ammetto di provare un forte fastidio nel vedere ogni giorno online fotografie talmente manipolate da non poter più essere considerate ritraenti la natura, ma un mondo di fantasia creato dal fotografo in questione. Tramonti con la saturazione scagliata al massimo, paesaggi talmente modificati da essere irriconoscibili, immagini che alla fine del flusso di lavoro non hanno nulla a che vedere con il soggetto di partenza, sono quanto di più lontano ci sia dalla fotografia naturalistica per come la concepisco. Infatti il mio obiettivo con la post-produzione è proprio avvicinare quanto catturato dalla fotocamera a ciò che avevo sperimentato io con i miei occhi, mai allontanarmi ulteriormente dalla visione reale del soggetto. Inoltre sono convinta che la cosa migliore per un fotografo sia ottenere già al momento dello scatto la migliore immagine possibile, senza togliere dovuti aggiustamenti che la possono migliorare ulteriormente e avvicinarla a quell'angolo di meraviglia che aveva catturato il suo occhio. Questo sia perché lavorare in modo da ottenere un'immagine ottimale da subito permette di prendere sempre maggiore confidenza con la macchina fotografica e migliorare a ogni scatto le proprie conoscenze e competenze tecniche, sia perché una manipolazione eccessiva, soprattutto su file .jpg comporta un abbassamento della qualità dell'immagine.

In conclusione ritengo quindi che l'editing sia necessario per esaltare le qualità di un immagine e correggerne i difetti, ma che sia insensato nell'ambito della fotografia naturalistica cercare di rendere uno scatto troppo diverso dal soggetto originale, poiché la natura ha in sé tutta la bellezza che ha bisogno e non necessita assolutamente di un massiccio intervento da parte nostra.

Fatemi sapere che cosa ne pensate con un commento e qual è il vostro software di fiducia, e restate sintonizzati per scoprire di più sul mio modo di vivere la fotografia.

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